giovedì 27 marzo 2014

BRUXEL, LA DEMOCRAZIA, PUTIN

Bruxelles, la democrazia e Putin
Di Admin (del 26/03/2014 @ 17:38:35, in Secessione, linkato 171 volte)
Domenica prossima, 30 marzo, si svolgerà a Bruxelles una manifestazione per il diritto di decidere che, si spera, dovrebbe vedere l'afflusso di parecchie migliaia di persone. Il meeting è stato convocato dall'ICEC, una piattaforma nativa catalana che, negli scorsi mesi, ha coinvolto molte associazioni, partiti e gruppi indipendentisti in giro per il Continente, allo scopo di esercitare una pressione forte sulle istituzioni comunitarie. Con quale obiettivo? Semplice: in sostanza si chiede all'Unione Europea di definire delle linee guida certe e ragionevoli, affinché i processi separatisti interni agli stati membri vedano garantite le ragioni di chi vuole secedere. Il tutto allo scopo di pervenire a referendum democratici sull'indipendenza, con la certezza che, in caso di effettiva secessione, si dia attuazione al cosiddetto principio dell'allargamento interno (ovvero l'adesione automatica all'UE del nuovo stato indipendente).
Gli organizzatori della mobilitazione bruxellese chiedono dunque, a ragione, che l'UE riconosca che i processi separatisti continentali rappresentano l'attuazione del principio di autodeterminazione nel XXI secolo. Tale richiesta nasce dalla constatazione che, nel Vecchio Continente, gli Stati sembrano fingere che l'autodeterminazione possa applicarsi ovunque tranne che, per l'appunto, in Europa. Si tratta di finzione, fondata spesso e volentieri sul richiamo a norme costituzionali illiberali e tiranniche, considerate come feticci immutabili (si pensi all'art. 5 della costituzione italiana o al 2 di quella spagnola). Finzione sì, ma molto pericolosa.
Proprio a tale proposito, non può che sorgere spontanea un'amara osservazione, alla luce di quanto accaduto in Crimea. Molti nemici di Putin e della sua ideologia neo-imperiale si sono scagliati contro il referendum indipendentista crimeano, allineandosi, di fatto, alla posizione surreale assunta da UE e USA. Ma che senso ha criticare l'"invasione" russa della Crimea quando la sola posizione ufficiale Eurocomunitaria e americana è stata "L'integrità territoriale dell'Ucraina non può essere messa in discussione"? Sembrava di risentire i capi di stato e di governo europei alla vigilia dell'indipendenza slovena. Anche allora non una parola di sostegno al diritto di decidere da parte della popolazione interessata. Anzi, strepiti contro il piccolo orgoglioso popolo balcanico, che sarebbe stato prontamente isolato!
Vent'anni e molti errori non sono serviti, evidentemente. Lo abbiamo visto nei mesi scorsi: di fronte all'avanzare del percorso catalano (e di quello scozzese), così come di fronte ai precisi segnali che giungono anche da Veneto, SudTirolo, Sardegna, Trieste, per non parlare di Fiandre e Paesi Baschi, le istituzioni sovranazionali europee (e pure quelle mondiali, nello specifico caso triestino) preferiscono il silenzio, quando non addirittura una colpevole connivenza con gli stati di appartenenza di queste regioni. Fino alla tragicomica risposta doppia di Barroso ad una interrogazione di Mara Bizzotto di qualche mese fa: No-No, una doppia negazione all'eurodeputata che chiedeva se la commissione e la comunità non intendessero intervenire per garantire i percorsi indipendentisti in atto nell'ambito dell'Unione stessa.
Tornando quindi alla Crimea e a Putin, non possiamo non pensare che la Russia abbia fatto l'unica cosa possibile: difendere con le proprie armi il diritto di decidere dei crimeani. Certo, è stata un'invasione armata. Certo, non pochi cittadini peninsulari avranno votato "con la pistola alla tempia". Certo, non è stato un bello spettacolo. Ma l'alternativa sarebbe stata la guerra civile. E allora, se dobbiamo ragionare in termini direalpolitik, meglio un voto in mimetica ma quasi senza spari, piuttosto che un non-voto macchiato dal sangue di chissà quanti civili e miliziani d'ambo le fazioni (sì, anche gli ucraini "etnici" sono una fazione, pronta a sparare, se non ci fossero stati i carriarmati di Mosca). E allora ha fatto bene Putin. L'illiberale, l'imperialista, il gradasso, l'ex-comunista Putin. Ha fatto bene. Perchè soprattutto hanno fatto malissimo gli altri.
Come sarebbe stata diversa la situazione se l'Unione Europea avesse da subito preso l'unica posizione sensata! Eccola: "Ucraini, vi accogliamo a braccia aperte, ma solo a patto che consentiate alle regioni che ne facciano richiesta di votare sulla propria autonomia o sull'indipendenza; a loro volta queste regioni dovranno rispettare una serie di condizioni per la trasparenza del voto e per il rispetto, anche dopo l'eventuale indipendenza, delle minoranze interne, pena l'isolamento economico che ci impegneremo a realizzare ai loro danni e ai danni di chiunque dovesse ostacolare questo processo democratico e pacifico".
L'Europa non ha preso questa posizione. E abbiamo visto come sono andate le cose. Ringraziamo Putin per aver agito in modo tanto sfrontato e deciso da impedire che una situazione sostanzialmente chiara (i Crimeani non volevano più far parte dell'Ucraina) sfociasse nel caos. Nessuna Siria e nessuna Libia in Europa, grazie Barack, abbiamo già visto come sei bravo nel ruolo di Nobel per la Pace.
Il destino sta per mettere l'Europa nella condizione di rifarsi immediatamente, in meglio si spera. Il 2014 appena iniziato sarà l'anno delle secessioni nel cuore dell'UE. Le migliaia di cittadini che si ritroveranno pacificamente e festosamente a Bruxelles questo weekend vogliono ricordarlo e chiedere alla comunità continentale di non lavarsene le mani (o peggio). Stavolta l'UE non può più sbagliare. Il conflitto, al momento pacifico, per far valere il diritto di decidere è interno, è nel cuore del Vecchio Continente, da Bruxelles a Madrid e Barcellona, da Edimburgo e Londra a Venezia e Trieste, passando per Bilbao e per altre storiche capitali europee. Sarebbe un tragico errore fingere che tutto possa restare uguale, sarebbe il modo peggiore per celebrare il centenario dell'alba di sangue del XX secolo. In quel momento, un momento che ci auguriamo non accada, se un tale errore dovesse essere commesso, quelli che oggi criticano superficialmente Putin rimpiangerebbero la sua sfrontatezza.
(Alessandro Storti)
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Riceviamo e volentieri rilanciamo il comunicato ufficiale della manifestazione bruxellese

Migliaia di cittadini europei si incontreranno il prossimo 30 marzo a Bruxelles per manifestare a favore del diritto universale di Autodeterminazione e contro qualsiasi opposizione o minaccia al suo esercizio !
“Europa , noi voteremo!”
Giorno: 30 marzo
Luogo: Jubelpark, Bruxelles
Ore: 11:00 h
La Commissione Internazionale dei cittadini europei ICEC ( www.europeancitizensdecide.eu ), piattaforma europea dei movimenti sociali che unisce le organizzazioni di Catalogna (numerose organizzazioni), Scozia (Scottish Indepencence Convention ) e le Fiandre ( VVB ) che lavorano insieme dal 2009 per promuovere il diritto universale di autodeterminazione, ha organizzato questa marcia sotto lo slogan : “Europa, noi voteremo!” per mostrare la determinazione dei cittadini europei nella difesa della democrazia e dell'esercizio dei diritti universali come quello relativo alla libera autodeterminazione dei Popoli.
Un dimostrazione (www.30m2014bru.cat ) come parte di una serie di eventi organizzati dalla ICEC presso vari uffici dell'UE che porterà più di 550.000 firme di tutta Europa a favore del Diritto Universale di Autodeterminazione ed affinchè le istituzioni europee si facciano garanti della tutela del diritto dei popoli di esercitarla liberamente, senza minacce.
Il Presidente dell’EFA - Alleanza libera europea, Erik Defort, ha annunciato l'appoggio totale di questo partito politico europeo alla manifestazione. In rappresentanza del Veneto ci saranno rappresentanti di movimenti sociali e politici, tra i quali ricordiamo il Vice-Presidente dello stesso EFA, Fabrizio Comencini del movimento Liga Veneta Repubblica, tra i fondatori della recente alleanza con i movimenti politici quali Veneti Indipendenti, Veneto Stato e Futuro Popolare etc..: “UNITI PER IL VENETO INDIPENDENTE”. Si hanno già avute conferme della partecipazione di diverse rappresentanze dei principali movimenti politici catalani, scozzesi, fiamminghi, tirolesi, baschi etc.. che sostengono il diritto di autodeterminazione.
Si tratta di una manifestazione internazionale nella capitale politica europea solo poche settimane prima delle elezioni europee. Numerose organizzazioni provenienti da tutta Europa e molti candidati alle elezioni europee e rappresentanti politici parteciperanno a questa manifestazione con l'obiettivo di lasciare un messaggio chiaro al mondo: “Si tratta di Democrazia” quindi “Europa, noi voteremo!” Il 18 settembre 2014, la Scozia voterà un referendum ed il 9 Novembre 2014 i Catalani faranno lo stesso. Si noti che i Catalani hanno un Parlamento con una maggioranza assoluta a favore del referendum e l'80 % dei cittadini lo supporta nonostante l'opposizione spagnola.
L’Europa vive momenti straordinari con oltre 25 milioni di cittadini europei che vivono in società coinvolte in un processo di autodeterminazione. Essi possono essere a favore o possono essere contro l'indipendenza della Scozia, Catalogna, Paesi Baschi, Tirolo, Veneto... , ma le grandi maggioranze democratiche politiche e sociali sono a favore di porre a se stessi la questione dell’indipendenza e di rispondere utilizzando le urne in un referendum.
Referendum, un meccanismo democratico per chiarire ufficialmente la volontà di coloro che sono coinvolti in una lunga domanda ancora irrisolta: il loro futuro come nazioni indipendenti. Un meccanismo per risolvere i conflitti in modo pacifico, come è stato deciso doveva essere in una Europa democratica dopo la seconda guerra mondiale. Abbiamo saggiamente deciso di scambiare le pallottole per le schede, abbiamo scelto la democrazia !
Il fatto che milioni di cittadini europei devono affrontare le difficoltà , e anche minacce, come quelle che stanno accadendo in questi giorni con i catalani, solo per esprimere la loro volontà di esercitare il diritto universale di autodeterminazione, non è solo un affronto per i catalani, ma contro tutti i cittadini europei, perché è in territorio europeo che tale diritto è stato violato.
Così come Martin Luther King diceva : "L'ingiustizia in qualsiasi luogo è una minaccia alla giustizia in ogni luogo".
L'Unione europea, che ha vinto il Premio Nobel per la Pace nel 2012, ha firmato tutti i trattati internazionali che sostengono i diritti universali, come quelli relativi all'autodeterminazione, per questo, il 30 marzo 2014 (esattamente un mese e mezzo prima che il elezioni europee) saremo tutti insieme mostrando al mondo la nostra determinazione a difendere il diritto di promuovere l’autodeterminazione dei Popoli dove c'è una maggioranza sociale e/o politica a favore. Come è indicato dagli organizzatori della dimostrazione: “Si tratta di democrazia!
Le istituzioni europee non sono di tipo culturale, ma istituzioni politiche, con l'obbligo di assumersi le responsabilità politiche di ciò che è stato sottoscritto da loro, tra cui ovviamente i trattati internazionali in materia di diritti universali. Le responsabilità vanno ben oltre l’incorniciare ed appendere le leggi che definiscono tali diritti sulle loro pareti dell'ufficio istituzionale. Il loro unico dovere è quello di garantire che I diritti possano essere esercitati liberamente dai cittadini europei, senza coercizione o minaccia. L'unica opposizione che rispettiamo è l’opposizione alla opzione politica di indipendenza, ma non potremo mai tollerare che ai catalani o ad altri popoli venga negato il diritto di voto in modo pacifico e democratico, se questi sono i desideri della gente.
L' ICEC è in completo accordo con l'affermazione di Vaclav Havel: "La speranza non è garanzia di successo, ma la convinzione che ciò che facciamo è giusto ed ha perfettamente senso" ...
Si tratta di democrazia!
Per ulteriori informazioni si prega di telefonare a +3483914333
ICEC - Team Internazionale
www.30m2014bru.cat
www.europeanscitizensdecide.eu

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